Ribera intorno al 1625: un nuovo ‘San Francesco'

Giuseppe Porzio
Intorno alla figura di Jusepe de Ribera sta montando negli ultimi tempi un rinnovato interesse suscitato principalmente dalla scoperta della sua fase romana, che ha confermato la grandezza del pittore e la precocità delle sue intuizioni figurative nel quadro internazionale del movimento caravaggesco; tuttavia, la giusta attenzione per gli inizi italiani di Ribera, chei recenti ritrovamenti d'archivio hanno contribuito a fissare intorno al 1606, cioè l'anno cruciale della fuga di Caravaggio dall'Urbe, non deve far dimenticare la complessità e la ricchezza del percorso napoletano del maestro, assai meno compatto, nelle sue declinazioni stilistiche, della sua immagine vulgata. Non v'è dubbio che la cifra distintiva del linguaggio riberesco – il virtuosismo del ductus pittorico, l'enfasi realistica, l'acuta capacità di scandaglio psicologico – trovi la più compiuta e riconoscibile espressione proprio nella rappresentazione di anziani filosofi, asceti e martiri che caratterizza la lunga stagione del pittore a Napoli; ma se è nella raffigurazione della senilità, e più precisamente nel contrasto fra il decadimento dei corpi, impietosamente scrutato, e l'insopprimibile vitalità degli sguardi e dei gesti, che l'arte di Ribera raggiunge la sua dimensione più profonda e impressionante, è altrettanto certo che i suoi meriti non possano essere ridotti a quest'unico registro.

Indice

Lorenzo Miletti, Stefania Tuccinardi Una celebrazione poetica del Cortile delle Statue e della 'Cleopatra' in Vaticano: Aurelio Serena da Monopoli
vai all'articolo » pag. 3-19
Roberto Bartalini “La piaga che Maria richiuse e unse”. Di nuovo sui dipinti murali di Ambrogio Lorenzetti nella cappella di San Galgano sul Monte Siepi
vai all'articolo » pag. 20-31
Cristiana Pasqualetti Novità sul Pontificale Calderini e sulle vicende della miniatura fra l'Aquila e l'Urbe negli anni del Grande Scisma (con una traccia su Zacara da Teramo “scriptore et miniatore”)
vai all'articolo » pag. 32-59
Silvia Paltineri Un gruppo di situle figurate atestine del V-IV secolo a.C. Una proposta di interpretazione
vai all'articolo » pag. 60-68
Antonio Mazzotta Altri 'ritratti' veneziani per Antonello, Jacometto e Andrea Previtali
vai all'articolo » pag. 69-91
Cristina Conti Perino del Vaga e il 'Compianto sul Cristo morto' in Santo Stefano del Cacco: una proposta di datazione
vai all'articolo » pag. 92-95
Camilla Colzani Pellegrino Tibaldi nel cantiere pittorico della Sala Regia vaticana: documenti e disegni
vai all'articolo » pag. 96-99
Giuseppe Porzio Ribera intorno al 1625: un nuovo 'San Francesco'
vai all'articolo » pag. 100-104
Gennaro De Luca Il poeta Giorgio Maria Rapparini e le arti alla corte palatina di Düsseldorf
vai all'articolo » pag. 105-121
Stefania Castellana Un'incursione nella bottega del Sagrestani: Giuseppe Moriani e il 'Martirio di Sant'Andrea' nella chiesa delle Mantellate a Firenze
vai all'articolo » pag. 122-133
Elisa Bruttini “Antichità, e altre galanterie diverse”. Giovan Girolamo Carli collezionista erudito
vai all'articolo » pag. 134-141
Nicol M. Mocchi Il modello austro-tedesco per i pittori italiani negli anni del Simbolismo: qualche ipotesi di ripresa visiva
vai all'articolo » pag. 142-165
Annamaria Petrioli Tofani Mario Di Giampaolo: in memoriam
vai all'articolo » pag. 166-172
Victor M. Schmidt Z. Murat, Guariento
vai all'articolo » pag. 173-179
Eliana Carrara Le postille di padre Sebastiano Resta ai due esemplari delle «Vite» di Giorgio Vasari nella Biblioteca Apostolica Vaticana; Le Postille di Padre Resta alle «Vite» di Baglione
vai all'articolo » pag. 180-181