Un'incursione nella bottega del Sagrestani: Giuseppe Moriani e il ‘Martirio di Sant'Andrea' nella chiesa delle Mantellate a Firenze

Stefania Castellana
Nelle sue Vite dei pittori, Francesco Maria Niccolò Gabburri redige la biografia di Giovanni Camillo Sagrestani aggiornando con le notizie in proprio possesso il sintetico profilo delineato dal carmelitano bolognese Pellegrino Antonio Orlandi nell'Abecedario pittorico del 1719, e demolendo, attraverso il filtro del suo gusto personale, quanto del maestro fiorentino viene, invece, in quella sede lodato: così, nel “modo facile, spedito e dilettevole nel dipignere, con una macchia di colore gustevole” tanto caro all'Orlandi, il Gabburri riconosce “quei capitali difetti, che tanto poi hanno pregiudicato alla scuola fiorentina e che avrebbero totalmente distrutto l'antico suo pregio della correzione nel disegno se non fosse stata sostentata da un Gabbiani, da un Redi e da altri suoi coetanei”. Dai soggiorni a Roma, Venezia, Parma e Bologna, di cui dà notizia il padre carmelitano, il Sagrestani non avrebbe tratto alcun giovamento in quanto “curò più e maggiore stima assai fece della macchia che di qualunque altra cosa, senza prendersi verun pensiero di apprendere i precetti e le regole fondamentali di un corretto disegno, e della vera pittura”. Lo storiografo non risparmia il veleno nel prosieguo della pur stringata biografia del maestro, arrivando a dubitare sarcasticamente di poterlo definire pittore. Tale stroncatura finisce naturalmente con l'investire anche la sua scuola ritenuta “un seminario di errori, introducendo colla sua diletta macchia il morbo pestifero dell'ammanierato”; per spiegare il modus operandi del capomastro e dei suoi adepti, Gabburri racconta come “tutte le opere ad esso ordinate o le cavava dalle stampe, specialmente di Simone Vouet, di cui era molto divoto o dai modelli di altri pittori, dai quali con somma accortezza gli cavava loro di mano, facendole poi condurre da alcuni suoi giovani, pagati da lui mensualmente a tale effetto, dando solo in ultimo qualche pennellata per apparenza, ogni volta che veniva il padrone, che aveva ordinato il lavoro”.

Indice

Lorenzo Miletti, Stefania Tuccinardi Una celebrazione poetica del Cortile delle Statue e della 'Cleopatra' in Vaticano: Aurelio Serena da Monopoli
vai all'articolo » pag. 3-19
Roberto Bartalini “La piaga che Maria richiuse e unse”. Di nuovo sui dipinti murali di Ambrogio Lorenzetti nella cappella di San Galgano sul Monte Siepi
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Cristiana Pasqualetti Novità sul Pontificale Calderini e sulle vicende della miniatura fra l'Aquila e l'Urbe negli anni del Grande Scisma (con una traccia su Zacara da Teramo “scriptore et miniatore”)
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Silvia Paltineri Un gruppo di situle figurate atestine del V-IV secolo a.C. Una proposta di interpretazione
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Antonio Mazzotta Altri 'ritratti' veneziani per Antonello, Jacometto e Andrea Previtali
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Cristina Conti Perino del Vaga e il 'Compianto sul Cristo morto' in Santo Stefano del Cacco: una proposta di datazione
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Camilla Colzani Pellegrino Tibaldi nel cantiere pittorico della Sala Regia vaticana: documenti e disegni
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Giuseppe Porzio Ribera intorno al 1625: un nuovo 'San Francesco'
vai all'articolo » pag. 100-104
Gennaro De Luca Il poeta Giorgio Maria Rapparini e le arti alla corte palatina di Düsseldorf
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Stefania Castellana Un'incursione nella bottega del Sagrestani: Giuseppe Moriani e il 'Martirio di Sant'Andrea' nella chiesa delle Mantellate a Firenze
vai all'articolo » pag. 122-133
Elisa Bruttini “Antichità, e altre galanterie diverse”. Giovan Girolamo Carli collezionista erudito
vai all'articolo » pag. 134-141
Nicol M. Mocchi Il modello austro-tedesco per i pittori italiani negli anni del Simbolismo: qualche ipotesi di ripresa visiva
vai all'articolo » pag. 142-165
Annamaria Petrioli Tofani Mario Di Giampaolo: in memoriam
vai all'articolo » pag. 166-172
Victor M. Schmidt Z. Murat, Guariento
vai all'articolo » pag. 173-179
Eliana Carrara Le postille di padre Sebastiano Resta ai due esemplari delle «Vite» di Giorgio Vasari nella Biblioteca Apostolica Vaticana; Le Postille di Padre Resta alle «Vite» di Baglione
vai all'articolo » pag. 180-181