Un lungo equivoco: i ‘Santi Giacomo Minore e Filippo' di Paolo Veronese da Lecce a Dublino

La penetrazione dei modelli veneti ha rappresentato nell'ambiente artistico pugliese del Cinquecento un catalizzatore culturale volto a legittimare i legami con la Serenissima. Il riesame storico delle dinamiche politiche e commerciali in questa direzione trova un chiaro riscontro già dalla fine dell'Ottocento, attraverso la redazione di lenticolari analisi documentarie. Sul fronte storico-artistico bisognerà attendere le pionieristiche incursioni di studiosi forestieri come Gustavo Frizzoni (1914) e Mario Salmi (1919, 1920) che, grazie ai loro sopralluoghi, hanno permesso la scoperta dei tesori veneti in Puglia. Dopo mezzo secolo segue la “sistematica esplorazione della intera regione” con la Mostra dell'arte in Puglia dal Tardo antico al Rococo del 1964 a cura di Michele D'Elia, tanto auspicata da Mario Salmi. All'esposizione succedono studi e contributi sino ai nostri giorni, accrescendo l'interesse verso uno dei più importanti momenti artistici in Puglia. Questo fenomeno ha visto i maggiori protagonisti dell'arte veneta del Cinquecento misurarsi con la realizzazione di alcune opere destinate a centri pugliesi; tra questi eccellenti pittori spicca il nome di Paolo Veronese.4 Proprio in questa direzione si muove il presente contributo, che tenta di chiarire le vicende critiche e anagrafiche della più importante opera veneta del Cinquecento commissionata nel capoluogo salentino e realizzata proprio da Caliari. Stenta infatti a entrare nei pur numerosi studi dedicati alla pittura veneta in Puglia la consapevolezza dell'esistenza, a Dublino, di una pala d'altare del Veronese eseguita per Lecce.

Indice

Aegyptiaca ligoriana: Iside e il “gran bubo” da Villa Adriana al giardino del Quirinale
vai all'articolo » pag. 2-27
Il polittico di San Clemente di Agostino De Marchi e Marco Zoppo: documenti, cronologia e stile
vai all'articolo » pag. 28-49
Angiolo Del Santo, uno scultore votato alla grafica nelle copertine di 'Vita d'Arte'
vai all'articolo » pag. 50-63
Una nuova tomba dell'Orientalizzante recente a Tivoli nel quadro dei rapporti tra Valle dell'Aniene e contigue comunità italiche
vai all'articolo » pag. 64-73
Tre identificazioni di statue antiche dalle incisioni di Giovanni Battista de Cavalieri
vai all'articolo » pag. 74-75
“Bonamicho excellentissimo maestro”. Sul Buffalmacco di Luciano Bellosi
vai all'articolo » pag. 76-87
Trionfalmacco per Pisa
vai all'articolo » pag. 88-94
La frammentaria epigrafe dipinta nella 'Resurrezione' di Piero della Francesca: un'ipotesi di ricostruzione
vai all'articolo » pag. 95-97
Nuove ricerche su San Giovanni di Verdara in Padova: il vescovo Pietro Barozzi e la bottega di Pierantonio Degli Abati
vai all'articolo » pag. 98-109
Sull'attività giovanile di Antoniazzo Romano: il trittico della 'Madonna del Buon Consiglio' per Zagarolo
vai all'articolo » pag. 110-123
Un 'San Giovannino' in terracotta di Andrea Sansovino
vai all'articolo » pag. 124-143
Una precisazione sullo “scrittoio” di Margherita d'Austria
vai all'articolo » pag. 144-147
Un lungo equivoco: i 'Santi Giacomo Minore e Filippo' di Paolo Veronese da Lecce a Dublino
vai all'articolo » pag. 148-163
Un'altra traccia di Tanzio a Napoli
vai all'articolo » pag. 164-183
Bernini pittore: la ricomparsa del 'Ritratto di giovane uomo' Costa
vai all'articolo » pag. 184-185
Appunti su una guida seicentesca di Roma dalla biblioteca di Giuliano Briganti
vai all'articolo » pag. 186-195