Novità sul “gentil huomo famoso pittore” Giovanni Maria Morandi

È il 2 febbraio 1708 quando, regnante in
Roma Clemente XI Albani, l'allora ottantaseienne
Giovanni Maria Morandi decide
di affidare ad un notaio le sue ultime volontà,
o per dirla con le parole dello stesso,
di “disporre per tempo della mia robba”.
Il “buon vecchio pittore”, da oltre
mezzo secolo attivo nella città dei papi,
dichiarando la nullità di ogni precedente
testamento, riconosce quale unico beneficiario
di ogni suo avere la Congregazione
fiorentina di San Filippo Neri. In diverse
occasioni l'artista si era trovato a lavorare
per la comunità romana alla Vallicella ritraendo,
tra gli altri, il preposito Francesco
Marchese, nipote di Gian Lorenzo
Bernini e i padri Sebastiano Resta e Mariano
Sozzini,3 oppure celebrando con le
proprie tele la figura del Neri che, insieme
al Santo eponimo (“S: Gio: Batta”), riconosce
nel documento quali “suoi Avvocati”.
La designazione dei religiosi fiorentini
come eredi universali, in parte diretta
conseguenza dell'assenza dei più
prossimi congiunti, può essere letta proprio
alla luce della forte devozione manifestata
in più occasioni per il Santo fondatore
dell'Oratorio. Il Morandi aveva, infatti,
potuto vivere da vicino la fondazione
della Congregazione dei filippini a Firenze
dal momento che suo nonno “Lionardo”
e la famiglia di questi abitavano in
via dell'Anguillara (“Quartiere di Santa
Croce”), nei pressi del nascente complesso
di San Firenze e anche persone a lui
molto vicine condividevano questo specifico
culto: è il caso del maestro Giovanni
Bilivert che “fra gli altri santi ebbe particolar
divozione a san Filippo Neri” a cui
“fece un ritratto” e della famiglia Chigi,
che molto si spese per l'affermazione dell'artista
fiorentino a Roma e possedeva, a
mo' di reliquia, un armadio in noce appartenuto
al Santo.
(per continuare a leggere acquista l'articolo)

Indice

Francesco Aceto Spazio ecclesiale e pale di "primitivi" in San Lorenzo Maggiore a Napoli: dal "San Ludovico" di Simone Martini al "San Girolamo" di Colantonio. II
vai all'articolo » pp. 2-61
Gianluca Amato I "Crocifissi" lignei di Giuliano, Antonio e Francesco da Sangallo
vai all'articolo » pp. 62-123
Fernando Gilotta Un nuovo cratere del Pittore Fould
vai all'articolo » pp. 124-125
Jacometto Veneziano e gli umanisti. Proposta per il 'Ritratto di Luca Pacioli e di Guidubaldo da Montefeltro' del Museo di Capodimonte
vai all'articolo » pp. 126-149
'Ritratti' veneziani per Jacometto, Marco Basaiti e Andrea Previtali
vai all'articolo » pp. 150-158
Leonardo da Vinci nel Castello Sforzesco di Milano: una citazione di Luca Pacioli per la “Sala delle Asse” ovvero la “camera dei moroni”
vai all'articolo » pp. 159-166
Alessandra Pattanaro Un 'Ritratto d'uomo' di Girolamo da Carpi da casa Spreti in Ravenna
vai all'articolo » pp. 167-172
Stefano L'Occaso Lattanzio Gambara a Maguzzano
vai all'articolo » pp. 173-177
Elena Rame Un disegno di Lattanzio Gambara per il 'Martirio di Santo Stefano' a Vimercate
vai all'articolo » pp. 178-179
Gennaro De Luca Novità sul “gentil huomo famoso pittore” Giovanni Maria Morandi
vai all'articolo » pp. 180-191
Fabio Sottili Il 'Ritratto del conte di Bonneval' di Violante Siries e le turqueries dei Sansedoni
vai all'articolo » 192-197