Leonardo da Vinci nel Castello Sforzesco di Milano: una citazione di Luca Pacioli per la “Sala delle Asse” ovvero la “camera dei moroni”

Chiamiamo oggi “Sala delle Asse” il vasto
ambiente a pianta quadrata, di circa 15
metri per lato, che occupa il piano terreno
della torre posta in direzione nord del Castello
di Porta Giovia, ora Sforzesco, di
Milano. Questa sala è coperta da una volta
portata da sedici lunette, quattro per lato,
che si impostano a 6,60 metri dal pavimento.
Due finestroni, prospettanti il fossato,
danno luce all'ambiente, mentre tre
ingressi consentono l'accesso ad altrettanti
vani: la “Sala del Gonfalone”, la
“Sala dei Ducali” e il primo dei tre camerini
adiacenti la ponticella detta “di Ludovico
il Moro”, “andito” o “corridore” che
consentiva il passaggio dalla corte ducale
al recinto della “Ghirlanda” e al quartiere
del “Carminetto”. L'attuale assetto della
sala rispecchia, dopo oltre un secolo, il disegno
voluto dall'architetto Luca Beltrami
al termine dei lavori nella corte ducale:
restituire alla sua antica condizione di
residenza rinascimentale il Castello di
Milano che nel corso della sua storia era
stato trasformato in cittadella fortificata e
poi in caserma, perdendo ogni reminiscenza
delle antiche funzioni e delle decorazioni
realizzate al suo interno.
La volta dipinta della “Sala delle Asse”,
della quale due documenti sforzeschi ricordano
una commissione affidata a Leonardo
da Vinci nel 1498, è attualmente
frutto delle trasformazioni subite nel corso
di almeno due restauri conosciuti:
quello di totale reintegro, operato dal decoratore
Ernesto Rusca nel 1901-1902,4 e
quello successivo, del 1955-1956, eseguito
dal restauratore Ottemi Della Rotta su
incarico del conservatore Costantino Baroni.
Come è noto, nel 1954, durante i lavori
di riallestimento post-bellico dei musei
del Castello, realizzato dal gruppo di
architetti BBPR, la rimozione di una spalliera
lignea ideata dal Beltrami nel primo
decennio del Novecento e collocata lungo
i muri perimetrali ha fatto riemergere, sulle
pareti convergenti l'angolo nord, e a
circa due metri di altezza dal suolo,
un monocromo raffigurante un intreccio di radici
e rami nodosi che tentano di farsi
strada tra le rocce, oggi coralmente
attribuito a Leonardo da Vinci ma
ritenuto invece da Beltrami eseguito durante
la dominazione spagnola, e quindi coperto.
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Indice

Francesco Aceto Spazio ecclesiale e pale di "primitivi" in San Lorenzo Maggiore a Napoli: dal "San Ludovico" di Simone Martini al "San Girolamo" di Colantonio. II
vai all'articolo » pp. 2-61
Gianluca Amato I "Crocifissi" lignei di Giuliano, Antonio e Francesco da Sangallo
vai all'articolo » pp. 62-123
Fernando Gilotta Un nuovo cratere del Pittore Fould
vai all'articolo » pp. 124-125
Jacometto Veneziano e gli umanisti. Proposta per il 'Ritratto di Luca Pacioli e di Guidubaldo da Montefeltro' del Museo di Capodimonte
vai all'articolo » pp. 126-149
'Ritratti' veneziani per Jacometto, Marco Basaiti e Andrea Previtali
vai all'articolo » pp. 150-158
Leonardo da Vinci nel Castello Sforzesco di Milano: una citazione di Luca Pacioli per la “Sala delle Asse” ovvero la “camera dei moroni”
vai all'articolo » pp. 159-166
Alessandra Pattanaro Un 'Ritratto d'uomo' di Girolamo da Carpi da casa Spreti in Ravenna
vai all'articolo » pp. 167-172
Stefano L'Occaso Lattanzio Gambara a Maguzzano
vai all'articolo » pp. 173-177
Elena Rame Un disegno di Lattanzio Gambara per il 'Martirio di Santo Stefano' a Vimercate
vai all'articolo » pp. 178-179
Gennaro De Luca Novità sul “gentil huomo famoso pittore” Giovanni Maria Morandi
vai all'articolo » pp. 180-191
Fabio Sottili Il 'Ritratto del conte di Bonneval' di Violante Siries e le turqueries dei Sansedoni
vai all'articolo » 192-197