L'Etruria pittrice (1791-1795) di Marco Lastri, una storia della pittura toscana delineata attraverso una serie di stampe di traduzione tratte dai dipinti dei maestri più rappresentativi, costituisce un unicum nel percorso letterario del suo autore, accademico georgofilo e agronomo appassionato, e si distingue inoltre per il carattere di assoluta novità all'interno del panorama della storiografia e dell'illustrazione artistica settecentesca.
Il presente studio indaga la vita e la bibliografia di Lastri, al fine di ricostruirne il profilo intellettuale e risalire alle ragioni che lo condussero a intraprendere un'opera focalizzata su una disciplina che non rientrava tra quelle che lo videro impegnato nei decenni precedenti e successivi alla sua pubblicazione. I rapporti con eruditi e amatori d'arte, la direzione delle 'Novelle letterarie' e la stesura di volumi de L'Osservatore fiorentino si rivelano momenti fondamentali nel processo che portò Lastri a maturare un interesse per le arti figurative, o meglio alla letteratura a esse dedicata, e alle vicende della pittura toscana.
L'analisi dell'Etruria in relazione agli sviluppi che nel Settecento interessarono da una parte la storiografia e l'illustrazione d'arte, dall'altra il mondo dell'editoria e della calcografia fiorentina, consente di individuare stimoli e suggestioni che contribuirono a far immaginare a Lastri un'opera in cui il racconto del percorso della pittura toscana veniva affidato alle stesse opere riprodotte in incisione, mezzo al quale riconosceva la più alta efficacia rappresentativa. Un ruolo particolarmente importante può essere riconosciuto alle affermazioni con le quali nelle Lettere sanesi il padre Guglielmo Della Valle aveva sminuito il ruolo avuto da Cimabue come restauratore della pittura: esse ebbero l'effetto di rinfocolare l'amor patrio di Lastri e convincerlo a intraprendere un'opera con la quale riportare Firenze al centro della narrazione del passato artistico fiorentino e italiano.
Il presente studio indaga la vita e la bibliografia di Lastri, al fine di ricostruirne il profilo intellettuale e risalire alle ragioni che lo condussero a intraprendere un'opera focalizzata su una disciplina che non rientrava tra quelle che lo videro impegnato nei decenni precedenti e successivi alla sua pubblicazione. I rapporti con eruditi e amatori d'arte, la direzione delle 'Novelle letterarie' e la stesura di volumi de L'Osservatore fiorentino si rivelano momenti fondamentali nel processo che portò Lastri a maturare un interesse per le arti figurative, o meglio alla letteratura a esse dedicata, e alle vicende della pittura toscana.
L'analisi dell'Etruria in relazione agli sviluppi che nel Settecento interessarono da una parte la storiografia e l'illustrazione d'arte, dall'altra il mondo dell'editoria e della calcografia fiorentina, consente di individuare stimoli e suggestioni che contribuirono a far immaginare a Lastri un'opera in cui il racconto del percorso della pittura toscana veniva affidato alle stesse opere riprodotte in incisione, mezzo al quale riconosceva la più alta efficacia rappresentativa. Un ruolo particolarmente importante può essere riconosciuto alle affermazioni con le quali nelle Lettere sanesi il padre Guglielmo Della Valle aveva sminuito il ruolo avuto da Cimabue come restauratore della pittura: esse ebbero l'effetto di rinfocolare l'amor patrio di Lastri e convincerlo a intraprendere un'opera con la quale riportare Firenze al centro della narrazione del passato artistico fiorentino e italiano.
Indice
Lara Deiana
La prima storia illustrata della pittura toscana: Marco Lastri e la nascita dell'Etruria pittrice. I
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Cesare Sampieri
Una presenza inaspettata: Agnolo di Domenico del Mazziere nell'Appartamento Borgia in Vaticano
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Emanuele Zappasodi
“Maestro Jacomo da Milano lombardo nostro pentore”. I tondi per l''Incoronazione' di Monteluce ritrovati
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Luca Bracci
Un inedito disegno di Bartolomeo Cesi per la cripta della cattedrale di Bologna
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Alessandro Brogi
“Le meilleur et le pire”. Un' 'Annunciazione' del cardinale Fesch, Innocenzo Tacconi, Carlo Maratti e alcune note sulla bottega di Annibale a Roma
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