Una 'Sant'Agnese di Montepulciano' di Domenico Beccafumi. Per una revisione dell'attività giovanile del pittore

“Essendo adunque questo putto, che allora era chiamato Mecherino, da Pacio suo padre conceduto a Lorenzo, fu condotto a Siena, dove Lorenzo gli fece per un pezzo spendere quel tempo che gli avanzava da' servigii di casa, in bottega d'un pittore suo vicino di non molto valore”. È questo uno dei brani della parte iniziale della lunga e ben documentata biografia dedicata da Vasari a Beccafumi. Si tratta dell'impianto introduttivo da cui la critica moderna ha più nettamente preso le distanze, perché considerato particolarmente incline a quel repertorio aneddotico e romanzato – la leggenda dell'artista appunto –, che condiziona certe significative parti dell'imponente costruzione storica vasariana. In effetti, l'aver introdotto la vita del grande artista senese in termini analoghi a quelli usati per inquadrare la formazione di Giotto e la sua innata inclinazione al 'naturale' (l'episodio della pecora), non ha certo giovato a consolidare l'attendibilità delle notizie relative alla scoperta del talento artistico di Mecherino, anche lui giovane pastorello, da parte del nobile senese Lorenzo Beccafumi. Questi, proprietario delle terre nelle quali era “lavoratore” il padre dell'artista, Jacopo Pace, secondo Vasari lo avrebbe scorto a “disegnare con un bastone apuntato alcune cose sopra la rena d'un piccol fiumicello, là dove guardava le sue bestiole…”.Ma vero o meno che sia l'episodio del pastorello che nascondeva tanto geniale talento, da oggi – con la scoperta dei documenti dell'Archivio Comunale di Montepulciano compiuta da Andrea Giorgi – possiamo confermare definitivamente la veridicità del testo vasariano, anche in ordine al rapporto di Domenico di Jacopo Pace col nobile “cittadino sanese” Lorenzo Beccafumi, che protesse tanto il figlio del suo salariato, da lasciargli in eredità il cognome grazie a una sorta di vera e propria adozione.Così Domenico, venendo recato in città sempre al servizio del suo signore, veniva progressivamente riscattato dal suo stato sociale subalterno, via via che riceveva l'apprendistato “in bottega d'un pittore” sia pur di scarso talento, fino ad affermarsi definitivamente come il maggiore artista del primo Cinquecento
a Siena.

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Indice

Roberto Bartalini Ambrogio Lorenzetti a Montesiepi. Sulla committenza e la cronologia degli affreschi della cappella di San Galgano
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Rosanna De Gennaro, Paolo Giannattasio Messina nel diario di viaggio e nei disegni di Willem Schellinks
vai all'articolo » pag. 19-49
Gail A. Solberg Taddeo di Bartolo e Rinaldo Brancaccio a Roma: Santa Maria in Trastevere e Santa Maria Maggiore
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Alessandro Angelini Una 'Sant'Agnese di Montepulciano' di Domenico Beccafumi. Per una revisione dell'attività giovanile del pittore
vai all'articolo » pag. 74-93
Andrea Giorgi "Domenicho dipentore sta in chasa di Lorenso Bechafumi". Di alcuni documenti poliziani intorno al culto di Agnese Segni e ai suoi riflessi in ambito artistico (1506-1507)
vai all'articolo » pag. 94-103
Claudio Gulli Il cataletto di Girolamo del Pacchia per la compagnia di San Bernardino da Siena
vai all'articolo » pag. 104-121
Giovanni Agosti Una cartellina tizianesca
vai all'articolo » pag. 122-131
Patrizia Tosini La committenza Boncompagni e Guastavillani nella chiesa dei Cappuccini a Frascati: un'aggiunta per Niccolò Trometta e un'ipotesi per il 'Pittore di Filippo Guastavillani'
vai all'articolo » pag. 132-141
Fausto Nicolai Cesare Nebbia e la decorazione della cappella Florenzi a San Silvestro al Quirinale. Il contratto del 1579 e i rapporti con Girolamo Muziano
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Una pala napoletana di Alessandro Casolani: il "Sant' Alfonso quando riceve l'habito sacerdotale dalla Madonna"
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Marco Tanzi Tanzio da Varallo: un ritratto napoletano
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Tomaso Montanari "Chi perde vince": un 'Salvatore' di Gian Lorenzo e Pietro Bernini (1617-19 circa)
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Jacopo Stoppa Il curriculum di Ferdinando Porta nelle carte di Marcello Oretti
vai all'articolo » pag. 192-204