Stile, iconografia, funzioni. A proposito di Padre e figlio di Max Seidel

Con la sua recente fatica Max Seidel ha costruito un grandioso edificio – esegetico e di conoscenza fattuale – riguardo a Nicola e a Giovanni Pisano. Seidel è un indiscusso maestro degli studi sull'arte italiana del basso Medioevo e un punto di riferimento per molti studiosi della mia generazione, che ormai ha al suo attivo una fruttuosa e lunga carriera. Le solide fondamenta di questo edificio sono costituite dai numerosi studi che ha dedicato nel tempo alle opere dei due scultori (più avanti credo si comprenderà perché mi esprimo in questi termini): dei lavori che hanno fatto scuola e che da poco più di un decennio si possono leggere anche in italiano.
I saggi sulla produzione di Nicola e Giovanni Pisano impegnano più della metà del volume (di 862 pagine!) dedicato all'architettura e alla scultura di Arte italiana del Medioevo e del Rinascimento l'opera pubblicata nel 2003 da Marsilio che raccoglie i maggiori scritti sul tema dell'autore (oltre a due saggi su Jacob Burckhardt, indicativi quanto alla bussola metodologica di Seidel). Chi conosce questi studi ha chiara coscienza, dunque, non solo della "lunga fedeltà" dell'autore ai due artisti e allo snodo epocale che rappresentano, ma anche della lunghissima preparazione, per così dire, dell'opera che discutiamo: una preparazione che a me appare lunga quanto la vita di studioso di Seidel, a partire almeno da quel 1968 a Parigi quando nelle strade la sera si avvicinava ai fermenti del maggio francese e di giorno al Louvre studiava gli avori parigini del XIII secolo: un'indagine che gli avrebbe fornito una chiave di lettura innovativa e fondamentale (che segna naturalmente anche Padre e figlio) per tornare a guardare a Nicola e a Giovanni Pisano,3 per tornare a riconsiderare – in primo luogo – il pulpito del duomo di Siena. Perché, in ultima analisi, si può dire che questo è un libro – o meglio, una complessa architettura – che ha al centro il pulpito della cattedrale senese:un complesso edificio che poggia sulle fondamenta del lavoro di analisi e di riflessione di cui si diceva, ma che si apre ad una caleidoscopica ricchezza di ulteriori direzioni di ricerca e sviluppa le questioni di metodo e storiografiche in direzioni decisamente innovative, al punto di farne l'approdo di decenni di riflessione su Nicola e Giovanni e sugli strumenti della storia dell'arte.

Indice

Francesco Caglioti Donatello misconosciuto: il 'San Lorenzo' per la Pieve di Borgo San Lorenzo
vai all'articolo » Pag. 2- 99
Giovanna Bianchi La Fibula di Montieri. Indagini archeologiche alla canonica di San Niccolò e la scoperta di un gioiello medievale
vai all'articolo » Pag. 100-113
Ireneu Visa Guerrero Un piccolo risarcimento per Giovanni di Pietro da Pisa
vai all'articolo » Pag.114-119
Agostino Allegri Una traccia per la fama di Bramante
vai all'articolo » Pag. 120-126
Federica Nurchis Novità Mantovane per Nicolo' Musso
vai all'articolo » Pag. 127-137
Paola D'Agostino Le 'Virtù' di Cosimo Fanzago: tre bronzetti ritrovati
vai all'articolo » Pag. 138-145
Felice Mastrangelo Una pala di Anton Domenico Gabbiani per l'abbazia di San Galgano
vai all'articolo » Pag. 146-150
Marco M. Mascolo "Una spuntatura affrettata": Arte italiana e tedesca di Roberto Longhi
vai all'articolo » Pag. 151-166
Roberto Bartalini Stile, iconografia, funzioni. A proposito di Padre e figlio di Max Seidel
vai all'articolo » Pag. 167-172
Elisabetta Cioni Padre e figlio di Max Seidl: richerche di storia sociale, il Gotico transalpino, la 'ricezione' dell'arte di Nicola e Giovanni pisani
vai all'articolo » Pag. 173-179
Giovanni Agosti Testori civile
vai all'articolo » Pag. 180-185